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La moda italiana corre veloce. Grazie all’elevato ricambio nei guardaroba di lusso e a una cultura che privilegia la qualit dei materiali, l’Italia è diventata il punto di riferimento mondiale per il mercato dell’abbigliamento second-hand. Tuttavia, a partire dalla fine del 2025, l’inflazione ha cambiato le carte in tavola. Acquistare usato non è più solo una scelta di stile; è una necessit economica per molti e un’enorme opportunit di business per gli importatori.
Che tu sia un consumatore alla ricerca di un pezzo vintage di Gucci a prezzi contenuti o un titolare d’azienda che cerca di assicurarsi container di tessuti usati, le regole sono cambiate. Le nuove direttive UE sui rifiuti e l’aggiornamento dei dazi doganali rendono obsoleti i vecchi metodi di importazione.
Questa guida va dritta al punto, analizzando la logistica reale per comprare, vendere e importare vestiti usati in Italia oggi.

La realt del mercato: perché scegliere l’Italia?
Tutto dipende dalla materia prima. A differenza dei mercati dominati dal poliestere del fast fashion, il flusso dell’usato italiano è ricco di lana, pelle e cotone di alta qualit. È per questo che l’etichetta “Made in Italy” mantiene il suo valore anche dopo il terzo o quarto proprietario.
Tuttavia, l’ecosistema è diviso in due mondi distinti:
- Il mercato dei consumatori (B2C/C2C): dominato da app e piattaforme online dove i privati scambiano singoli capi.
- Il mercato industriale (B2B): grandi centri di raccolta (situati principalmente in Campania) che esportano tonnellate di tessuti in Africa, Europa dell’Est e Asia.
Per i consumatori: dove acquistare online nel 2025
Se cerchi singoli capi della moda italiana, ecco cosa sta funzionando realmente nel panorama attuale.
1. Vinted (Il leader del mercato)
A fine 2025, Vinted si conferma il re indiscusso della moda second-hand in Italia. Il suo modello a zero commissioni per i venditori ha spinto moltissimi italiani a svuotare i propri armadi sulla piattaforma. Se vuoi un accesso diretto al guardaroba degli italiani, questo è lo strumento principale.
2. Momox Fashion (La scelta professionale)
C’è spesso confusione su questo punto. Sebbene Momox sia un colosso europeo, le sue operazioni in Italia sono specifiche. Attualmente, momox.it non acquista ancora abbigliamento da privati in Italia (si limita a libri e media). Tuttavia, è possibile acquistare capi usati e controllati tramite il portale momoxfashion.com, che spedisce regolarmente in Italia. È più sicuro di Vinted poiché garantiscono il controllo qualit.
Per chi è interessato a come operano i giganti europei, anche servizi come Zalando Pre owned sono molto attivi, offrendo un’esperienza simile a quella dei negozi di abbigliamento online nei Paesi Bassi e in altri mercati nordici.
Per gli importatori: i migliori fornitori all’ingrosso in Italia
Se prevedi di importare vestiti usati dall’Italia per scopi commerciali, devi andare alla fonte. Il settore è storicamente concentrato tra Napoli e Caserta. Ecco i player verificati per il 2026:
- FRATELLI MONDOLA S. R. L.
Opera attualmente a Marcianise (Caserta). Sono leader nella selezione e nello smistamento di alta qualit.
Contatto: +39 0823 608826 / [email protected] - NEW COM.IND.USA. SNC
Attivi come SNC nel 2025, sono grandi esportatori verso mercati come India e Pakistan, specializzati in stracci e riciclo tessile grezzo. - IANNONE INDUMENTI USATI SRL
Con sede a Fisciano (Salerno), l’azienda è solida e affidabile per ordini su scala industriale, con un fatturato che supera il milione di euro. - EMMEPI S. A. S.
Situata a Ercolano, il cuore storico della “pezzeria”. Sono in linea con le nuove classificazioni Ateco 2025 per il commercio all’ingrosso di abiti usati.
La densit di fornitori in questa zona è altissima, paragonabile ai grandi hub internazionali, ma la logistica richiede un’attenzione particolare alle normative locali.
La logistica: come importare senza rischiare sanzioni
Questo è il punto dove molte nuove imprese falliscono. Importare o esportare vestiti usati dall’Italia non è così semplice. La Guardia di Finanza è estremamente rigorosa riguardo alle normative sui rifiuti.
1. Il Certificato di Sanificazione è obbligatorio
Non è possibile esportare legalmente abbigliamento usato dall’Italia se non è stato “sanificato”. Per la legge italiana, i vestiti non sanificati sono classificati come rifiuti, non come prodotti commerciali. Ogni carico deve essere accompagnato dal Certificato di avvenuta sanificazione. Senza questo documento, il container sarà bloccato al porto e si rischiano denunce penali per traffico illecito di rifiuti.
2. Dazi doganali e IVA (Aliquote 2025)
Se stai importando in Italia da paesi extra UE, o esportando verso paesi senza accordi preferenziali, calcola bene i margini:
- Codice TARIC: 6309 00 00 (Indumenti usati).
- Dazio doganale: 5,3% (Aliquota standard Erga Omnes).
- IVA: 22% applicata sul valore totale (Costo merce + Spedizione + Dazio).
Verifica sempre se il tuo paese di destinazione ha accordi commerciali con l’UE per ridurre il dazio allo 0%, come avviene per le spedizioni verso la Turchia (consulta la nostra guida sul convertitore taglie Turchia per maggiori dettagli sul commercio tessile).
Consigli pratici per il successo
Non fidarti solo delle foto. Nel settore dell’usato, il termine “Qualit Cream” è soggettivo. Se acquisti all’ingrosso, visita personalmente l’impianto di smistamento a Caserta o Ercolano almeno una volta per concordare gli standard qualitativi. In alternativa, affida il controllo a un agente locale.
Guarda oltre i grandi marchi di lusso. Mentre tutti cercano Gucci e Prada, il vero margine si trova spesso nei capi basici in lana merino e pelle di produzione italiana, che mantengono una domanda costante. È un approccio simile a quello dei cercatori di affari tra i migliori outlet e mercati olandesi: puntare sulla qualit intrinseca piuttosto che sul solo logo.
Monitora le direttive UE sui rifiuti. Dal 1° gennaio 2025, la raccolta differenziata dei tessili è obbligatoria in tutta l’UE. Questo significa che l’offerta di abbigliamento usato grezzo in Italia è in aumento, il che dovrebbe stabilizzare i prezzi all’ingrosso nonostante le pressioni inflattive.
Che tu stia cacciando tesori online o negoziando balle di vestiti a Napoli, il mercato dell’usato europeo rimane uno dei settori più redditizi del retail, a patto di conoscerne bene le regole.